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La facciata sulla calle Rosellò
dell’Hotel Omm. Lo schermo di pietra a conci
verticali si sfoglia come le pagine di un libro creando
una superficie scultorea e dinamica.

Scorcio del ristorante verso
la hall. I grandi lucernari troncoconici trasformano
il soffitto in una superficie dinamica catturando
la luce del sole dal cortile soprastante.

Una camera dell’hotel;
di forma quadrata regolare la stanza (con arredi di
Mobles Belmunt e Sare) è segnata da un setto
centrale attrezzato (armadio, tv e mobile bar) che
scherma dal bagno organizzato alle sue spalle in due
zone distinte. Quella del lavabo e della vasca (sotto)
è rivolta verso le aperture di facciata, rifiutando
il tradizionale bagno cieco delle tipologie alberghiere.

Il fronte interno dell’albergo
risolto come una serra verticale in struttura di acciaio
con rampicanti verdi che garantiscono la privacy degli
ospiti.
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HOTEL
OMM
progetto architettonico di Juli
Capella
progetto interni di Sandra Tarruella e Isabel López
foto di Rafael Vargas
testo di Matteo Vercelloni
Nel centro di Barcellona, inserito
nella trama urbana dell’Eixample, un’architettura
contemporanea disegnata da Juli Capella segna l’immagine
del nuovo Hotel Omm. La facciata in conci di pietra
chiara si ‘sfoglia’, aprendo e piegando
la rigidità lapidea per disegnare le aperture
come in una riuscita sinfonia ritmica traslata in
chiave architettonica; la monumentalità del
monolito di pietra diventa forma plastica e dinamica,
ascoltando il cuore creativo della città, da
Gaudì alla movida, senza preconcetti, con una
sensibilità sensuale e mediterranea.
Sulla calle Rossellò, una
trasversale del Paseo de Gracia, poco distante dalla
Pedrera di Antoni Gaudì, con cui in fondo cerca
un confronto attraverso un dialogo per rimandi e sottili
analogie, il nuovo Hotel Omm emerge con la sua facciata
di pietra chiara poggiante su uno zoccolo brunito
composto da un susseguirsi di vetrate e di pilastri
rivestiti di acciaio. Lo schermo di pietra si apre
con dei tagli verticali piegando parti della superficie
verso l’esterno, come pagine di un libro, creando
una riuscita sequenza a diverse partiture scandite
dai diversi angoli di apertura delle grandi ‘scaglie’
sovrapposte, che trasformano la facciata in superficie
dinamica, quasi che i ‘ritagli’ possano
tornare a chiudersi o forse ad aprirsi un po’di
più.
La sensazione che si prova è
quella, solo apparente, di trovarsi di fronte a una
facciata in movimento, dinamica e scultorea, aperta
con degli studiati cannocchiali prospettici verso
il Paseo de Gracia. Una direzione di apertura prescelta
che oltre a caratterizzare il ‘movimento’
di facciata permette di ottenere rispetto agli spazi
interni la vista migliore e il corretto sfruttamento
della luce del sole, oltre che contribuire a garantire
la privacy alle camere disposte sul fronte stradale,
schermate dalle grandi ‘orecchie di pietra’
senza l’ausilio dei tradizionali tendaggi, per
non tralasciare il fattore di isolamento acustico
che le ‘pieghe’ di pietra disposte di
fronte alle grandi aperture offrono agli ospiti dell’hotel.
La forma scultorea e sensuale della facciata nasconde
una successione di spazi interni sviluppati da Sandra
Tarruella e Isabel López, scanditi dalla ricerca
del comfort piuttosto che dell’ostentazione
del lusso, nello sforzo di accogliere l’ospite
più che impressionarlo con virtuosismi compositivi.
Così lo spazio della hall
a doppio livello si integra con il grande spazio laterale
del bar rivolto verso strada, sorta di accogliente
salotto urbano, con ampi divani, luci soffuse integrate
a quella della vetrata brunita e con un grande setto-camino
centrale con bocca orizzontale, posizionato in modo
simmetrico rispetto all’andamento dei quattro
pilastri attorno cui raccogliere le sedute imbottite
in una zona dal soffitto ribassato di fronte al bancone
del bar. Più in là lo spazio si sviluppa
verso l’interno per accogliere il Ristorante
MOO. In una sequenza unitaria dello spazio, sottolineata
dagli arredi fissi dei tavoli da pranzo con divani
a muro retroilluminati, il soffitto diventa forma
scultorea richiamando il carattere dinamico della
facciata.
Dei grandi lucernari troncoconici
interrompono con forza la superficie piana della copertura
per sfondare la soletta e catturare, attraverso il
cortile centrale soprastante, la luce naturale che
scende nella grande sala attraverso una sequenza volumetrica
più che convincente. Nelle ore serali e notturne
delle luci artificiali collocate all’interno
dei lucernari creano le stesse condizioni della luce
del sole, enfatizzando la calibrata successione dei
volumi sospesi. Sul fondo della sala una grande vetrata
continua offre la visione di un giardino di bambù
sotto vetro, sorta di quinta teatrale conclusiva che
aggiunge un decisivo colpo di luce e di colore allo
spazio complessivo. Le cinquantanove camere distribuite
sui sei livelli della costruzione si affacciano su
un corridoio centrale giocato su atmosfere rubate
dai locali notturni con fasce perimetrali di luce
continua a pavimento e porte di accesso incorniciate
da profili di acciaio.
Nell’interno la soluzione
progettuale abbandona la consueta disposizione dei
bagni ciechi allineati sul corridoio di spina, per
definire uno spazio unitario dove anche il bagno sfrutta
la luce e le aperture di facciata. Così se
per le camere allineate sul lato stradale la sequenza
alternata delle ‘orecchie di pietra’ corrisponde
alla scansione degli spazi interni, per quelle rivolte
verso il cortile si è creato un fronte-balcone
scandito da una trama di barre di acciaio orizzontali
su cui scorre la vegetazione rampicante, sorta di
tenda naturale a garanzia della privacy interna. Nella
stanza, ampia, luminosa e di forma quadrata regolare,
sopra il pavimento di legno un forte setto centrale
staccato dal soffitto funge da elemento divisorio
attrezzato (armadio, mobile bar e televisore) alle
cui spalle si sviluppa il bagno diviso in due settori:
lavabo e vasca rivolti verso l’apertura di facciata,
wc e bidet collocati in una capsula separata accessibile
dal lato opposto. Sul tetto una pergola metallica
che riprende il motivo della facciata interna, maschera
i volumi tecnici e conduce al mirador, un necessario
‘belvedere urbano’ da cui osservare la
vicina Pedrera, e più in lontananza le torri
della Sagrada Familia.
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